Secchi e senza culo
Siamo di plastilina, una pallina in testa e cinque rotolini sottili, uno per il busto, poi due per le braccia e due per le gambe, non abbiamo spalle, non abbiamo muscoli sotto la pelle, e soprattutto non abbiamo culo.
Cioè, abbiamo qualcosa che somiglia a un culo, ma molto piccolo, e che guarda in giù. In realtà il nostro culo sono le gambe che si avvicinano e si uniscono e si attaccano insieme, ognuna alla propria metà di busto, senza feste, senza le celebrazioni dei bei culi, i bei culi tondi che festeggiano il glorioso incontro tra belle gambe e bella schiena. Ma noi non abbiamo belle gambe, né una bella schiena, e di questo incontro non abbiamo un cazzo da festeggiare, perché il culo è una festa, o non è affatto.
Non c’è cintura o elastico che dia sollievo a noi, secchi senza culo, perché, camminando camminando, il pantalone inesorabilmente scenderà, ostacolato da nessunissima rotondità. E i nostri passi si faranno sempre più ampli e goffi, così da non fare mai sì che entrambe le gambe si trovino dritte, verticali, a piombo, condizione sufficientissima per lasciare cadere giù le braghe, complice il peso delle monete e delle chiavi, e del cellulare, e di tutto il resto che sembra non voler altro che lasciarci in mutande in mezzo alla strada, con le mani occupate dalle buste di spesa, a chiedere aiuto.
In ultimo, noi secchi e senza culo abbiamo un fisico di merda, ma lo conserviamo gelosamente, dalla tenera età ai giorni della vecchiaia, e viviamo così una vita in conflitto con la gravità, una vita scandita cinque minuti alla volta dal gesto veloce di sollevarsi i pantaloni di dieci centimetri, sopra la linea delle mutande, e aspettare che in cinque minuti tornino a lasciarci scoperto il culo.
O qualunque cosa esso sia, che sta nel posto dove voialtri avete il culo.