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Frè

Commercial & Social

Non c’è bisogno della zingara, né di un qualche antipaticuccio esperto in marketing per capire che il modo di comunicare e fare pubblicità sta cambiando costantemente, ma io lo dico lo stesso. La proverbiale velocità dei social comporta un rapidissimo susseguirsi di mode e tecniche, certamente, ma è comunque possibile definire almeno una regola di fondo che può guidarci nella selva oscura dell’advertising: bisogna essere generosi.

Mi spiego meglio, a grandi linee e sperando di non farvi cambiare pagina.

Da quando la televisione ha perso il primato (e in certi sensi il monopolio) della comunicazione di massa, una buona parte di pubblico ha più o meno scientemente sviluppato una certa insofferenza nei confronti di una pubblicità prepotente, che ruba tempo, che interrompe film e trasmissioni, che vuole convincere a tutti i costi e che, soprattutto, non dà niente in cambio a chi la guarda.

Quante volte al giorno clicchiamo su “Salta annuncio?”.

Ecco il perché della generosità da ricercare in ogni nuovo progetto. È molto probabile che semplicemente illustrare il prodotto o l’iniziativa da promuovere non basti più, e che serva tenere in conto del tempo che lo spettatore sta perdendo a essere informato di qualcosa di cui, forse, non ha nemmeno bisogno. Ci sono due modi, credo, per affrontare questo problema: ridurre al minimo (del minimo) il tempo e l’attenzione richiesti, oppure (e lo preferisco) occupare quel tempo con contenuti di forte intrattenimento e ritmo che lascino alla promozione in sé uno spazio marginale e, tutto sommato, sopportabile.

Basta un poco di zucchero e la pubblicità va giù.

Negli anni ho lavorato a spot televisivi e social per aziende, promo per crowdfunding, campagne social per attività commerciali e iniziative per il sociale, a volte soltanto dietro e a volte anche davanti alla telecamera, dando sempre un occhio a questa bussola.

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